Rivista di Play Therapy N° 3_2021

rivista psicologia e play therapy dell'associazione play therapy italia

Sommario:

  1. "Gioco libero: Benefici e suggerimenti pratici" di Isabella Cassina, MA, TPS, CAGS, Dottoranda
  2. "Resilienza" intervista esclusiva al Dr. John W. Seymour, PhD, LMF
  3. "Gioco Terapeutico (Therapeutic Play) e Play Therapy: La differenza in breve" estratto dal libro Introduzione alla Play Therapy. Quando il gioco è la terapia di Mochi e Cassina (2021)
  4. "I 7 ingredienti della resilienza" di Claudio Mochi, MA, RP, APT-USA & APTI RPT-S™
  5. "La stampa 3D in Play Therapy" di Ricky McIntyre, MSW, RSW, BSW

Dettagli rivista:

Editore: APTI (1° novembre 2021)
Direttrice: Isabella Cassina
Distribuita da: APTI (Italia) e INA Play Therapy (Svizzera italiana)
Stampata in Italia, a colori, 24 pp
Lingua: italiano
ISSN: 2673-9151

Parole chiave:

Gioco libero
Genitori
Resilienza
Therapeutic Play
Play Therapy
Stampa 3D

Leggi le sintesi degli articoli!

Elaborate dai soci APTI nel contesto dell'attività volontaria di diffusione della Play Therapy in Italia.

Resilienza

Intervista esclusiva al Dr. John W. Seymour, PhD, LMF. Sintesi di Florindo Sacchi, Psicologo specializzato in Neuroscienze cliniche e cognitive

mighty mouse

L’intervista al Dr John W. Seymour sul tema della resilienza comincia con il seguente presupposto: la pandemia da Covid-19, oltre a generare evidenti effetti negativi, ha dato l’opportunità a tutta la popolazione di “mettere in pausa” le attività stereotipiche e automatiche della vita quotidiana.

Gli individui, a prescindere dall’età, tendono a reagire ad importanti “momenti di pausa” con reazioni d’ansia e stress e risposte frenetiche o con uno stato di immobilizzazione (freezing) e mancata sollecitudine all’azione. Tuttavia, questi periodi possono fornire l’opportunità di rivalutare i vari aspetti della propria vita che risultano compromessi: il tempo trascorso in famiglia, le relazioni, i percorsi professionali e il livello di coinvolgimento e interesse per gli altri. Emerge importante, quindi, continuare a prendersi “momenti di pausa” per favorire l’incremento della resilienza, utile non soltanto alla risposta all’evento critico vissuto, ma anche nei periodi successivi allo stesso.

Il Dr Seymour sottolinea come nella sua vita non abbia avuto molti momenti per scappare dalla quotidianità, ma il pensionamento e la successiva pandemia gli hanno permesso di trovare le sue “pause”, rafforzando così la sua resilienza. Uno dei compiti dei professionisti della salute mentale (e non solo), dovrebbe essere proprio quello di guidare i clienti nel trovare il loro “momento di pausa” per aiutarli a migliorare la propria comprensione delle esperienze e la consapevolezza di sé nel qui ed ora.

L’autovalutazione del passato può aiutare ad adeguarci alle azioni presenti. Il Dr Seymour riferisce come ripristinare l’utilizzo del pianoforte sia stato per lui un adattamento chiave all’evento critico.

Un’importante chiave di lettura è non pensare mai alla resilienza come ad un “superpotere di invulnerabilità” in quanto parte dell’essere resilienti è sviluppare aspettative accurate e possibili. Per spiegarlo, il Dr Seymour ripropone l’immagine di un suo mito dell’infanzia, Mighty Mouse (rappresentato nel disegno): un personaggio forte, coraggioso, tenace, leale, ma vulnerabile, tutti indicatori della resilienza.

Il Dr Seymour spiega che in contesti di crisi, bambini e adolescenti possono assumere meccanismi di parentified child (o “bambino che si comporta da genitore”), perdendo così la consapevolezza di quali atteggiamenti siano consoni o meno alla loro età. Bambini e adolescenti possono mettere in atto strategie di coping più o meno disadattive con esternalizzazione del disagio (acting out) o internalizzazione dello stesso (acting in), ritenuta erroneamente quest’ultima più efficace.

L’intervista si conclude con la considerazione che è possibile ripristinare con adeguate dinamiche relazionali e con il gioco la resilienza dei minori, incrementando quella dell’adulto attraverso il ripristino di un’auto-osservazione funzionale.

Gioco libero: Benefici e suggerimenti pratici

Un articolo di Isabella Cassina, MA, TP-S, PhD Candidate. Sintesi di Antonio Di Pofi, Logopedista e Therapeutic Play Practitioner (TPP).

Il gioco ci accompagna per tutta la vita perché siamo biologicamente predisposti per giocare: a qualunque età il gioco offre possibilità di relazionarsi, divertirsi, conoscere e apprendere incidendo positivamente sul benessere e sullo sviluppo di ognuno di noi.
È durante i primi anni della nostra esistenza, tuttavia, che il gioco esercita il maggior impatto sulle strutture e sulle funzioni della mente poiché stimola, potenzia ed integra le diverse parti del cervello, agendo sullo sviluppo cognitivo, affettivo ed emotivo.

Nel gioco, in particolare nel “gioco libero”, i bambini apprendono, si relazionano, cooperano, imparano ad affrontare le sfide, le divergenze e i conflitti. Il gioco libero permette ai bambini di essere pienamente se stessi, di agire sull’ambiente, di sentirsi al sicuro, di esternare sentimenti ed emozioni e di elaborare eventi e vissuti.

La ricerca neuroscientifica ha approfondito e confermato l’esistenza e la rilevanza dei poteri del gioco. Le famiglie sono interessate ed invitate ad acquisire nuove conoscenze e a dissipare dubbi e perplessità al fine di offrire ai propri figli adeguate opportunità di sviluppo e di crescita. Il gioco libero è una risorsa ed un diritto da promuovere e sostenere. Come sottolinea l’autrice, è importante che i bambini abbiano all’interno delle loro giornate l’opportunità di frequentare degli spazi sicuri in cui poter gestire autonomamente il proprio tempo e poter giocare liberamente.

Cassina, inoltre, precisa che si può parlare di “gioco libero” unicamente in presenza di determinate caratteristiche. Tra queste, il gioco è libero quando stimola il coinvolgimento ed il piacere del bambino, quando promuove la fantasia e la creatività, quando alimenta l’immaginazione e quando è il bambino stesso a condurlo.

Il ruolo e il contributo di un caregiver può essere molto rilevante in questo. Come sostiene Bruce Perry, un adulto che nel gioco sia affettuoso, disponibile, giocoso, ricettivo, accogliente, coinvolto e ben regolato rappresenta “il miglior giocattolo per il bambino”. Lasciare ai più piccoli la possibilità di gestire il gioco permette di stimolarne appieno i suoi numerosi benefici e poteri terapeutici.

Tra i vari suggerimenti pratici indicati nell’articolo, l’autrice evidenzia come la possibilità di avere uno spazio ed un tempo di gioco esclusivo con il genitore rappresenti una significativa opportunità per i bambini. Un adulto partecipe ed attento ai bisogni e al mondo del bambino permette che questo si senta ascoltato, condizione che favorisce il benessere, il pieno sviluppo della personalità, delle abilità cognitive, sociali, emotive e relazionali.

Gioco Terapeutico e Play Therapy: La differenza in breve

Estratto dal libro "Introduzione alla Play Therapy. Quando il gioco è la terapia" di Mochi e Cassina (2021). Sintesi di Lorenza Tiberio, Psicologa Clinica (PhD) formata in metodologie di Play Therapy.

bambino gioca con il treno di legno per la rivista di play therapy italia

Professionisti afferenti all’area educativa, sanitaria, riabilitativa e sociale (infermieri, assistenti sociali, insegnanti, educatori, logopedisti, neuropsicomotricisti, ecc.) e professionisti della salute mentale (psicologi e psicoterapeuti) possono utilizzare metodologie direttive e non direttive del settore Play Therapy.

Le metodologie di Play Therapy apprese vengono applicate da queste due categorie di professionisti per affrontare difficoltà e circostanze diverse dei bambini e delle famiglie, e in contesti professionali diversi.

Professionisti dell’area educativa, sanitaria, riabilitativa e sociale possono applicare le metodologie di Play Therapy unicamente nell’ambito di interventi di sostegno psicosociale volti a favorire il benessere del bambino (e della sua famiglia) che vive uno stato di disagio socio-emotivo e/o comportamentale.

Tali interventi si inquadrano nel settore Gioco Terapeutico (o Therapeutic Play) e si svolgono sempre in collegamento con un professionista della salute mentale.

Diversamente, quando le metodologie di Play Therapy sono applicate dai professionisti della salute mentale per interventi di sostegno psicologico e percorsi di psicoterapia a favore di bambini che presentano problematiche gravi, croniche o diagnosi cliniche, ci si riferisce al settore Play Therapy (termine che non viene tradotto in italiano).

In entrambi i casi, è propedeutico un percorso di formazione erogato da enti approvati e di supervisione svolta da professionisti con titolo riconosciuto nel settore Play Therapy.

Il percorso si può estendere fino all’acquisizione dei titoli di Therapeutic Play Specialist (TP-S) per i professionisti dell’area educativa, sanitaria, riabilitativa e sociale, e di Registered Play Therapist (RPT) e Registered Play Therapist Supervisor (RPT-S) per i professionisti della salute mentale.

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L'Associazione Play Therapy Italia APTI è stata fondata nel 2009 e si occupa in particolare di psicologia e psicoterapia dell'età evolutiva. L'APTI promuove il valore del gioco, diffonde la conoscenza e la pratica della Play Therapy e del Gioco Terapeutico, conferisce credenziali ai professionisti per aiutare i consumatori ad identificare coloro con formazione ed esperienza specializzata, approva Enti di formazione continua in Play Therapy in Italia e nella Svizzera italiana che seguono e promuovono determinati criteri di qualità e professionalità condivisi dall’APT degli Stati Uniti. L'APTI pubblica la Rivista di Play Therapy ed è membro di direzione dell'International Consortium of Play Therapy Associations (IC-PTA).

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